Cabine telefoniche – Da Communication Space ad Urban Social Space

piante al telefono

from piantealtelefono.com

 

Spostandosi in giro per la città a chi non è mai capitato di ritrovarsi davanti ad una vecchia cabina telefonica ormai in disuso? Piccoli spazi, nella maggior parte dei casi deturpati e in stato di abbandono, avevano lo scopo di connetterci con amici e familiari quando ancora non tutti possedevamo un telefono cellulare. Con l’avvento delle tecnologie mobile le nostre abitudini sono cambiate, portando all’abbandono di questo servizio.

Le cabine telefoniche non assolvono più al loro compito originario, ma Piante al Telefono ha fatto sì che prendessero nuovamente vita. Trasformate in serre urbane, ospitano piante aromatiche come salvia, basilico, rosmarino e lavanda. Tutti i cittadini potranno prendersi cura di questo spazio urbano condiviso e replicarne il format.

Silvia Minenti, designer del progetto, ci ha raccontato com’è nato il tutto.

<<L’idea è nata tre anni fa passeggiando per le strade di Roma. Ho riconosciuto una cabina telefonica che aveva un cartello con scritto: “Questa cabina verrà rimossa…”. La cosa mi ha rattristato, perché oltre a farmi sentire vecchia, visto che le ho utilizzate quelle cabine, ho pensato che sarebbe stato bello non buttarle. Studiando design dei servizi, e avendo approfondito il movimento di guerilla gardening e gli orti in condivisione, mi è venuto in mente che le piante avendo bisogna di cura potessero essere un riattivatore naturale di quel senso di comunità perduto, e nel frattempo ridonare dignità all’oggetto cabina. Così, tra paure e ansie, mi sono trascinata l’idea per tre lunghi anni, fino a che ho deciso che andava fatto. Grazie al sostegno progettuale del mio compagno Davide Gallina il progetto stava in piedi, nulla è lasciato al caso, persino il nome (Piante al telefono) è un omaggio al libro di Rodari Favole al telefono>>.

L’iniziativa ha come obiettivo la “riappropriazione, ri-utilizzo e condivisione dell’arredo urbano ormai in disuso e di stimolare le persone a vedere in qualcosa di pubblico qualcosa di proprio”.

Queste creative serre urbane sono presenti a Roma, in viale Mazzini n.161 e in via Gottardo n.95, e Milano in via Solari n.60. Per essere trasformate servono all’incirca 100/150 euro. La spesa comprende: “piante, vasi e sottovasi, pedane, manifesti, sostegni in legno, attrezzi e innaffiatoi, quando si può anche un mobiletto in plastica, così non si arrugginisce quando diluvia”. Come ci spiega Silvia: “il progetto è autofinanziato e in parte siamo alla ricerca di sponsor e finanziamenti concreti. Ci sono state però delle collaborazioni con dei commercianti che avevano la cabina telefonica davanti al locale e dei produttori di strutture per orti urbani”.

Una risposta concreta alla partecipazione e alla gestione delle serre urbane ce la conferma Silvia, dicendoci che “i cittadini del quartiere hanno risposto positivamente a questa iniziativa, erano super entusiasti, e devo dire che si prendono cura delle serre urbane e danno suggerimenti almeno per un tempo piuttosto lungo. In generale siamo soddisfatti”.

Un’idea simile a questa è stata realizzata a New York dall’architetto John Locke. In questo caso le cabine telefoniche sono state trasformate in biblioteche. Sono stati costruiti degli scaffali per i libri e chiunque poteva prendere o lasciare in prestito un libro.

cabina libreria

phd Kristine Paulus from flickr.com

 

Entrambe le iniziative hanno un denominatore comune, la condivisione di spazi inutilizzati. La riabilitazione creativa che restituisce un valore alla comunità, direttamente coinvolta nella gestione del nuovo “servizio” prendendosene cura.

http://www.piantealtelefono.com
http://www.romapost.it/Detail_News_Display?ID=71915
http://gracefulspoon.com/blog/2011/07/06/dub-002/

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